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Il periplo dell’Isola di San PietroSan Pietroin barca é un itinerario da mettere in programma senza alcuna esitazione; ma é necessario avere l'accortezza di compierlo con una giornata di calma di vento, in quanto il mare può scatenarsi e diventare molto pericoloso e la costa non offre, per lunghi tratti, possibili ridossi ai natanti da diporto. In ogni caso, consigliamo di chiedere sempre notizie, sull'opportunità o meno di compierlo, o di affidarsi ai nostri charter in barca a vela con skipper. Con partenza dal Porto di Carloforte, facendo rotta verso sud in senso orario, si costeggia una metà della costa orientale fino a “Punta Nera”, caratterizzata da fondali bassi e terreni pianeggianti coltivati, costellati di bianche casette coloniche, moltissime delle quali ormai adattate per soggiorni turistici. Tra Punta Nera e Punta delle Colonne sono incastonate alcune piccole spiagge di sabbia finissima come “Punta Nera”, “Bobba” e “Guidi”. La “Punta delle Colonne”, che è la più meridionale dell’isola, segna l'inizio della parte rocciosa dell'isola: infatti, pur essendo alta non più di 20 metri, i muri di rocce precipitano in mare con un imponente salto verticale. Lungo tutto questo tratto di costa, le onde hanno frantumato le lave trachitiche, producendo una serie di scogli assai pericolosi per la navigazione, e isolando dalla costa due imponenti e meravigliosi “Faraglioni”, dalle forme caratteristiche, dai quali prende il nome l’omonima Punta. A circa 600 metri dalla riva bisogna fare molta attenzione a una piccola secca che riaffiora a pelo d'acqua, dalla quale bisogna tenersi bene al largo. I fondali in questa zona sono bassi, intorno a 5 metri, e scendono rapidamente a circa 25 metri. Probabilmente in tempi lontani la terra emersa giungeva fin qui e venne poi erosa e sgretolata dalla forza del mare. Anche l’isolotto del “Genià”, che emerge quasi al centro della vasta insenatura ad ovest delle Colonne, è sicuramente il residuo del formidabile ed instancabile lavorio delle onde: infatti i fondali si presentano con enormi massi accatastati che offrono ricovero sicuro a spigole, corvine e dentici.

San Pietro Si susseguono ora “Punta Genià” e “Punta Grossa”, oltre le quali si apre lo splendido “Golfo della Mezzaluna”: e qui conviene sicuramente fermarsi. Imponenti pilastri di roccia trachitica rossa di 30-50 metri si levano alti, tra le fenditure delle rocce possiamo scorgere l'ingresso di alcune grotte simili a cattedrali gotiche, nelle cui navate volano instancabili, stormi di colombi selvatici e gli onnipresenti gabbiani. Cullati dal mare, che nella calma di vento accarezza la roccia e sciaborda negli anfratti più remoti delle grotte col misterioso linguaggio che, da sempre, estrae dal profondo per i visitatori, i meravigliosi riflessi rossi delle alghe e delle attinie, gli indescrivibili colori verde smeraldo di chissà quali vegetali marini, gli splendidi colori che spaziano nella gamma degli azzurri, l’indaco e i violetti a seconda dei fondali formati dal precipitare casuale dei massi; il volo dei colombi, la verticale austerità delle colonne e delle arcate e gli armoniosi suoni d'organo dei mormorii dell'acqua. La zona che sovrasta il precipizio si chiama “Bue Marino”, a ricordarci la “Foca Monaca”, un tempo vanto delle coste insulari italiane ed oggi inquietante fantasma a causa dell’avidità e dell’ignoranza umana. Il Golfo della Mezzaluna è un gioiello scolpito per chi sa amare il mare in silenzio; per i pescatori di un tempo passato che, attendendo che un pesce affamato abboccasse ai loro ami, restavano per lunghissime ore ad ascoltare, con devozione e riconoscenza, il maestoso silenzio di questa natura.San Pietro Più avanti si delineano sull’orizzonte “Punta Mingosa” e “Punta Fradellin” con le quali termina la zona del “Burrone”, cosi chiamata perché la costa continua ad alzarsi a strapiombo per 40-60 metri in verticali canne d'organo. Prima di lasciare la Punta Fradellin, una fenditura nelle roccia, e il volo continuo dei colombi selvatici, ci indica la “Grotta dei Colombi”, nella quale è possibile entrare solamente dalla scogliera. Egualmente inaccessibile continua la scogliera che, poco più a nord ovest, si protende, irta di scogli precipitati e frantumati per effetto della forza del mare, nella “Punta Spalmatore di Fuori”. Da qui ha inizio quella zona detta il “Castello”, che si distingue per l'essenziale bellezza delle sue rocce e della sua vegetazione. Da Punta del Castello si apre, verso l'interno dell'isola, la bella “Cala dello Spalmatore” o “La Caletta”, nella quale la montagna rossa si inchina e si apre, fino a cedere il passo alla dolcissima spiaggia di sabbia bianca finissima, coronata alle spalle da una splendida corona di pini d’aleppo.

San Pietro La navigazione prosegue verso nord fino a raggiungere “Punta dei Cannoni”, che praticamente chiude la baia della “Caletta”. Da questa punta, ha inizio un ampio golfo, culminante a settentrione con “Punta del Capodoglio” e, subito dopo, con la più prominente “Punta di Capo Rosso”. Sulla scogliera dominano gli alti Bricchi del “Ciò”, “Napoleone” (m 118), della “Guardia” (m 186) che, come sempre accade nelle prospettive di quest’isola, sembrano montagne molto più alte del reale, secondo un canone perfettamente equilibrato fra l'immagine della natura e il simbolismo che riesce ad estrarre l'osservatore incantato. Questo tratto di costa è travagliato come certe gole dolomitiche; travagliato a causa degli immani scogli precipitati giù a causa degli schiaffi spietati del mare e del vento. Canali come il “Pitticheddu”, il “Becco” e il “Capo Rosso”, incidono a loro volta il paesaggio scavandosi difficili ed impervi letti nella roccia. Pochissime case si ergono in questo versante, salvo le poche costruzioni sorte in località “Becco”, per le necessità di lavoro della vecchia miniera di ocra e manganese che scende nelle viscere della “Montagna di Capo Rosso” (m 138) e che, viste dal mare, assomigliano a piccole e modeste baite di pastori. San Pietro Doppiata la punta della montagna di Capo Rosso, la costa si fa ancora più austera, arida e inaccessibile, irta di scogli molto insidiosi, ma ci apre la prospettiva sullo stupendo scenario di “Capo Sandalo”. È questo un superbo strapiombo di roccia di 107 metri di altezza, è la punta più occidentale di San Pietro, proteso verso l'Africa, da cui dista circa 180 miglia, fuso, con la sua perfetta nudità, nella roccia grigio pallido. Davanti ad esso, a meno di un miglio dalla costa, emerge dal mare “l’isolotto del Corno”, alto appena 15 metri, ma ugualmente arso, roccioso, acuminato e arido. Tutto il sotto costa è costellato di scogli staccatisi dalle pareti, testimoni delle indicibili lotte fra mare e terra, in questa zona dell'isola ove più forti soffiano il vento di Maestrale e la Tramontana. Le rocce sono brulicanti dei nidi di gabbiani, cormorani e colombi selvatici; sopra di loro nidifica il “Falco della Regina”, eterno nemico, che con ampi voli maestosi mette a repentaglio continuo la loro libertà e quella degli uccelli migratori che osano sorvolare questo territorio. Alto, maestoso e solitario su tutto, il “Faro” domina dal suo picco l'intera vastità del mare, come l’occhio di un gigante posto dagli dèi a protezione dei naviganti che si trovano a passare sotto il suo sguardo. Il silenzio qui è immenso, come immensi sono i colori dei tramonti del sole che si perdono nelle profondità del mare. Poco oltre Capo Sandalo, ci appare all’improvviso, l'orrido imbuto di roccia fatto di innumerevoli prismi levigati; tutto ciò che resta dell'antichissimo cratere vulcanico che probabilmente dette vita all'intera zona: è una testimonianza importantissima sul fenomeno del vulcanismo dell'isola.

San Pietro Poi, sempre tra un crescendo di cascate di roccia grigio biancastra, la costa si incunea ad angolo acuto nella profonda insenatura di “Cala Fico”, delimitata a nord dalla Punta aguzza che ha lo stesso nome. Qui un tuffo in mare è quello che ci vuole per smaltire le emozioni del tragitto finora percorso, anche perché proseguendo nel periplo, la costa non concede ancora tregua e riposo. Dopo Cala Fico la navigazione continua per nord est: si rientra cioè rispetto a Capo Sandalo, verso oriente e si può scorgere in lontananza la costa occidentale della Sardegna. Il paesaggio è dominato dagli strapiombi del “Monte della Borrona” (m 166) e del “Monte di Cala Vinagra” (m 155), deserto e spoglio, reso insidioso ancora da scogli affioranti che arrivano fino a “Punta della Borrona”, e dall’elegante volo del “Falco della Regina” che domina incontrastato questi strapiombi. Proseguendo, la costa si abbassa gradatamente, fino a insinuarsi, dopo “Punta della Berrà” entro la stretta gola di “Cala Vinagra”.San Pietro Il rude isolotto che porta lo stesso nome, alto 22 metri, ripara e nasconde delicatamente l'ingresso alla cala, e la rende chiusa e raccolta, rimbombante di innumerevoli echi e perciò invitante al silenzio. Il mare è di una trasparenza mirabile e meraviglioso è nuotarvi lentamente, scivolando dolcemente nell'acqua, lievi e sospesi. Riprendendo la navigazione, “Punta Senoglio” apre la nuova ampia prospettiva delle “Scogliere di Stea”, interrotta prima dalla foce del canale omonimo e poi da quella del “Canale Guidi”; poco oltre, il lungo “Isolotto di Stea” si protende in mare. I fondali di questa zona raggiungono i 10-15 metri a circa 200 metri dalla riva. La costa si inarca quindi verso nord, sempre accidentata, fino a formare la bella “Punta delle Oche” sotto la quale si apre in mare, come una gigantesca bocca, la Grotta omonima: vi si può entrare agevolmente con piccole barche. La natura vulcanica è, anche in questo lato dell'isola, descritta da grandiose stratificazioni; il mare, agitato dal vento di Tramontana e dal Maestrale, ha impresso a sua volta la propria impronta inconfondibile ai capolavori di roccia. I fondali sono assai alti, da 20 a 40 metri ed oltre ad un miglio al largo: è la zona di passo dei tonni che puntano verso le Tonnare di San Pietro ubicate poco oltre.

San Pietro Doppiata la Punta, la montagna digrada leggermente per lasciare spazio alla piccola “Cala di Memerosso”, formata dal Canale che porta lo stesso nome, e sovrastata dal massiccio trachitico del “Pulpito”, per poi ritornare impervia in corrispondenza di “Punta Regolina”. Ma lungo questo piccolo tragitto di costa, la natura non ha dimenticato di lasciare una piccola perla, la “Grotta di Memmerosso o degli Innamorati” in cui è possibile entrare solamente con una piccola imbarcazione. Da qui in avanti, ha inizio uno dei tratti più interessanti della scogliera, le “Tacche Bianche”, ove la roccia che si protrae sul mare, presenta una larga stratificazione orizzontale assolutamente unica ed inconfondibile, di un colore bianco sporco, chiusa sopra e sotto da strati di lave trachitiche brune e rossastre. Subito dopo, la costa si incunea nella stretta “Cala Lunga”, scavata dal canale omonimo. In questo tratto di costa le rocce presentano interessanti caratteristiche morfologiche: si tratta dei “globoidi”, cioè grandi forme sferoidali formate da lave liparitiche prima del loro raffreddamento. San Pietro Si naviga, quindi, verso nord est in uno scenario ancora immensamente grandioso fino ad arrivare a “La Punta”, estremo vertice settentrionale dell’isola. Ad una distanza di circa 800 metri a prua della nostra imbarcazione, abbiamo “l'Isola Piana”, occupata nella sua punta orientale da un villaggio turistico costruito sui ruderi di una antica tonnara. A nord emerge il piccolo “Scoglio della Catena” e a sud il piatto “Isolotto dei Ratti”. Doppiata la Punta di San Pietro, la navigazione si dirige decisamente a sud, verso la conclusione, purtroppo, del nostro periplo. Subito a destra, si incontrano gli stabilimenti delle “Tonnare di Portopaglia e di Portoscuso”, ormai piuttosto diroccati. La costa, sempre rocciosa, è però molto bassa; navighiamo lungo la zona di “Tacca Rossa”, così chiamata per il colore della roccia, ed il lieve pendio retrostante incomincia ad essere punteggiato dalle graziose “baracche”, le casette bianche dei Tabarchini. Lungo tutto quest'ultimo tratto di navigazione i fondali sono molto bassi, formati da grandi estensioni di poseidonia alternate da macchie di sabbia bianchissima. Dopo “Punta Grossa”, l'isola si veste progressivamente del verde dei suoi meravigliosi “Pini d’Aleppo” che, nella zona di “Canalfondo”, arrivano fino a poche decine di metri dal mare: dopo tanta roccia l'occhio riposa, e, dopo tanta solitudine, l'infittirsi delle casette disseminate sui pendii è accogliente e gradevole e ci fa capire che non siamo più soli in compagnia della natura. Superate le leggere protuberanze di “Punta du Din” e di “Punta del Morto”, si rientra nel Porto di Carloforte.

 
 
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